Gli Ioni non sono un mistero ma un apporto scientificamente spiegabile

Disintossicazione del Corpo | 0 commenti

L’articolo di oggi è rivolto a chi abbia davvero desiderio di soffermarsi tra le parole scientifiche per darsi una risposta alla domanda:

Perchè il metodo Detox Profondo funziona?

Ma questo genera altre domande successive:
– Perché funziona in modo verificabile (anche dalle analisi del sangue) solo se al macchinario ad emissione di Ioni e Idrogeno Molecolare (usato a supporto del metodo) vengono abbinate anche le altre 2 Fasi (audio e lavoro energetico dell’operatore)?
– Cosa attivano le due fasi nel sistema energetico e cerebrale?
– Cosa accade realmente a livello neuronale
, tanto da agire così efficacemente su chi riceve il trattamento olistico?

Se segui il Blog di Detox Profondo sai già che ogni Operatore prima di essere certificato segue un Master Intensivo dove apprende come usare questo processo, ma oggi voglio sottoporti una lettura più tecnica, forse non per tutti, ma certamente interessante.

Per rispondere a queste domande abbiamo una risposta assolutamente scientifica e consolidata da anni di studio, infatti risale addirittura al 2002, tratta da: Scienza & Conoscenza nr.1 luglio 2002

Ioni e potenziale di azione.
La membrana cellulare, o membrana del plasma, avvolge esternamente la cellula nervosa ed i suoi prolungamenti. Immaginatela come la pelle della cellula nervosa. Da qui parte e arriva l’impulso nervoso. La membrana del neurone misura otto manometri ed è molto più piccola di quanto un microscopio standard consenta di osservare. E’ semipermeabile, il che significa che permette ad alcuni ioni di attraversarla, ma proibisce ad altri il passaggio. Gli ioni sono particelle elementari con una carica, perché hanno perso o guadagnato un elettrone nella loro orbita più esterna.

Alcune particelle inorganiche, messe in soluzione, acquistano o perdono elettroni abbastanza facilmente.
Dal momento che il corpo è composto prevalentemente di acqua, risulta essere un perfetto ambiente per gli ioni. La cellula nervosa nel suo stato di quiete ha una carica negativa di 70millivolt. La ragione di questa carica negativa è nella relativa concentrazione di ioni che esiste all’interno e fuori dalla cellula.
Gli ioni intra e extracellulari che ci interessano di più sono quelli di sodio (NA+) e potassio (K+). Nello stato di riposo, il sodio è un componente extracellulare, mentre il potassio si trova all’interno della cellula.
La membrana cellulare del neurone è maggiormente permeabile agli ioni di potassio che a quelli di sodio e, per questa ragione, l’afflusso e il deflusso di ioni di potassio avviene più liberamente.
Gli ioni di potassio si concentrano all’interno della cellula, ma a causa delle leggi della diffusione non rimangono a lungo al suo interno.
Poiché gli ioni di sodio, dalla carica positiva, rimangono in prevalenza fuori dalla cellula e gli ioni di potassio, dalla carica negativa, tendono a defluire passivamente all’esterno, l’interno della cellula diventa relativamente negativo rispetto al suo esterno.
Perciò, la membrana della cellula nervosa ha sempre una carica negativa inferiore a 70 millivolt rispetto all’esterno.
Questo è conosciuto come potenziale a riposo.
Quando la cellula neurale è stimolata, avviene un rapido cambiamento nella permeabilità della cellula, dovuta agli ioni di sodio che si trovano all’esterno, i quali per un istante si precipitano, attraverso il plasma della membrana, verso l’area più interna. Il risultato è che la membrana diventa meno polarizzata e il potenziale all’interno della cellula cresce a +40 millivolt.
Ora, l’interno diventa più positivo rispetto al suo stato di riposo. L’improvviso afflusso di ioni di sodio, seguito dal cambiamento di carica elettrica, è chiamato potenziale di azione.
Questo è un fenomeno molto breve, dura meno di 5 millisecondi, ma è abbastanza lungo da propagare la corrente elettrica lungo la cellula nervosa.
Subito dopo si verifica un rapido cambiamento nella posizione degli ioni, che ritornano allo stato di quiete.
Una volta prodotto, il potenziale di azione si diffonde lungo la membrana cellulare, lontano dal punto in cui aveva avuto origine, e si propaga lungo la cellula neurale con un effetto simile ad una cascata.
Questo è chiamato impulso nervoso.
Questo impulso si propaga da sé e rimane inalterato nella frequenza, nella dimensione e nella sua intensità o forza di trasmissione, fino a quando non si conclude la trasmissione del segnale.
Se proprio in questo momento mentre leggete questo foglio, provaste ad allungarvi verso una matita e la afferraste, una cascata di potenziali di azioni colpirebbe una moltitudine di neuroni per fare in modo che l’azione delle vostre braccia e delle vostre mani diventi un moto coordinato.
Il pensiero inizia nel cervello, dove crea la prima serie di potenziali di azioni (l’immagine della matita). Poi gli occhi vedono la penna, generando la seconda serie di azioni potenziali. Allora il cervello localizza la matita per formulare ed integrare il movimento di raggiungere la matita. Intanto, il sodio e il potassio si precipitano avanti e indietro nelle vostre cellule neurali e tutto avviene alle vostre spalle. Quando un impulso viaggia lungo il tronco dell’assone, raggiunge le radici dell’albero. Se osserviamo le radici della nostra quercia, possiamo vedere strutture simili a rami d’albero chiamate estensioni dell’assone o neuriti, che hanno il compito di inviare messaggi ad altre parti del cervello o del corpo. In breve, i dendriti ricevono informazioni da altri neuroni e le inviano attraverso il nucleo lungo l’assone fino ai neuriti, che poi, per mezzo dei dendriti, passano a loro volta il messaggio alla cellula nervosa vicina.
Il punto dove dendriti e neuriti si incontrano è chiamato sinapsi. Ogni cellula nervosa del cervello umano ha in media dalle 1000 alle 10000 connessioni sinaptiche per neurone. Alcune cellule nervose ne hanno anche un numero maggiore.
A questo punto se facciamo due conti, considerando i 100 miliardi di neuroni nel cervello e moltiplicandoli prudentemente per il minor numero possibile di connessioni per neurone, che è circa di 1000, avremo un totale di 100000 miliardi di connessioni.
Secondo questa stima prudenziale, ci sono più sinapsi nel cervello umano che stelle nella nostra galassia. Immaginate, se volete, milioni di queste strutture, proprio simili ad un albero, tutte interconnesse in una rete tridimensionale nel corpo, e specialmente nel cranio, allora comincerete a vedere il cervello e il sistema nervoso centrale nella loro forma tridimensionale.
Ma non fermatevi qui.
Il più grande errore commesso dagli scienziati a questo punto, è di aver descritto il cervello e il sistema nervoso come un sistema rigido, statico e senza vita. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Le cellule del cervello, e del sistema nervoso sono vive, elettriche, si muovono, crescono, si connettono e si disconnettono nello spazio di millisecondi.
Proprio nel momento in cui leggete questa frase e immaginate quanto viene descritto, una cascata di impulsi provenienti dalle cellule del cervello sta attraversando le connessioni sinaptiche esattamente come abbiamo illustrato. Così ora animate questa querce, piene di vita, mentre danzano insieme, stringendosi le mani e lasciandosi velocemente e spontaneamente solo per passare oltre a stringere un’altra mano.
Le sinapsi sono simili a connessioni telefoniche che mettono in comunicazione con altre località. Ironicamente, paragonare il numero di connessioni che ci sono in tutti i sistemi di telecomunicazione del mondo intero alle connessioni della rete neurologica del cervello equivale a confrontare il cervello umano con un oggetto delle dimensioni del pisello. Diversi neuroni si connettono l’uno all’altro nella fenditura sinaptica, un varco tra i neuroni di appena un millesimo di millimetro, che permette agli impulsi nervosi di viaggiare lungo diversi percorsi da un neurone all’altro senza interruzione. Quando un potenziale di azione si muove lungo un neurone, raggiunge l’estremità di un neurite A quel punto, l’attività elettrica produce un’esplosione nelle vescicole che contengono sostanze chimiche chiamate neurotrasmettitori.
I neurotrasmettitori sono rilasciati nello spazio che esiste tra un neurite e il vicino dendrite. I diversi tipi di neurotrasmettitori sono i mezzi grazie ai quali le cellule nervose comunicano tra loro attraverso le sinapsi. Immaginate, se volete, questi messaggeri chimici come minuscoli vaporetti che attraversano un canale e si fermano sul lato opposto alla loro banchina di partenza. Nel punto in cui ormeggiano, fanno scendere i passeggeri, ognuno dei quali ha un compito specifico. Gli individui che sbarcano da un vaporetto possono percorrere lo stesso tragitto, ma con impegni diversi. Questo è esattamente ciò che avviene con i neurotrasmettitori. Essi raggiungono il lato opposto alla sinapsi di una cellula nervosa vicina, e rilasciano sostanze chimiche specifiche che influenzano l’attività della cellula nervosa ricevente.
Questa a sua volta influenza il prossimo neurone e così via.
Gli impulsi nervosi sparati dai neuroni portano il messaggio fino alle cellule nervose vicine. I neurotrasmettitori possono stimolare, inibire, e cambiare l’attività stessa del neurone a livello cellulare. Per esempio, possono dire al neurone di sganciarsi dall’attuale connessione o fare in modo che si colleghi più strettamente.
Questa attività avviene nello spazio di un millisecondo. Al momento la scienza conosce più di 50 neurotrasmettitori diversi. In base ad una particolare funzione del cervello, si trovano in differenti concentrazioni in aree specifiche.
Alcuni dei più comuni e più importanti neurotrasmettitori sono l’acetilcolina la serotonina, la dopamina, le endorfine la melatonina e quella molecola nascosta l’ossido d’azoto.
Presso il dendrite ricevente ci sono recettori chimici specifici per ogni neurotrasmettitore. Queste sostanze sono simili ad una chiave particolare che entra precisamente nella serratura della sede di un recettore. Questa idea avuta dalla natura, è semplicemente perfetta, perché così la comunicazione avviene in modo esponenziale.

 “Gli scienziati ancora discutono sulla rilevanza che hanno sul cervello la natura e la cultura, l’ambiente o le persone. Come può il cervello essere plasmato e come possono le nostre abilità essere arricchite dall’esperienza?”

Possiamo usare le stesse connessioni o percorsi neurali nel nostro cervello, ma produciamo neurotrasmettitori chimici diversi per crea­ re una completa gamma di sentimenti, azioni, umori e percezioni. Allora, questo è ciò che ci rende esseri umani cosi unici e diversi nel nostro modo di essere quotidiano.
Questo comincia a spiegare l’inter­o fenomeno dell’atteggiamento. Possiamo svolgere la stessa attività un altro giorno e provare un diver­so sentimento a proposito: si chia­ma libera volontà ed è associata con la chimica del cervello. Tutto questo ha in ultimo un suo effetto diretto sul sistema volontario e in­volontario. Questo processo può stimolare azioni e reazioni, tirar fuori emozioni, regolare le funzioni corporee, manifestare stati d’ani­mo e comportamenti, stimolare impulsi, rilasciare ormoni e creare immagini olografiche che chiamiamo pensieri e ricordi. Poiché ab­biamo esposto gli elementi fonda­mentali del sistema nervoso, pos­siamo cominciare a comprendere l’importanza di tutte le sue responsabilità. Esso ha la consapevolezza ed il compito di controllare tutte le funzioni del corpo che avvengono attimo dopo attimo con o senza il nostro sforzo consapevole. Ospita un’intelligenza con la capacità di svolgere cosi tante attività, in modo talmente preciso che non vi facciamo caso.
Proprio in questo momento, sotto il controllo del sistema autonomo, ci sono migliaia di funzioni che accadono a livello cellulare e su larga scala, e che, letteralmente, ci mantengono integri. E veramente un progetto brillante. Il cervello e il sistema nervoso ci offrono la libera volontà di agire intenzionalmente e consapevolmente.
Nel corso della nostra vita il cervello modifica di continuo la sua forma. Il nostro cervello è plasmato dalle conversazioni che ingaggiamo, da quanto apprendiamo, dagli eventi che osserviamo e dalle emozioni che esprimiamo.
Il cervello viene letteralmente modificato da quanto pensiamo e compiamo. Gli scienziati ancora discutono sulla rilevanza che hanno sul cervello la natura e la cultura, l’ambiente o la persona.

Nel frattempo, la prossima volta che fate uno sforzo, pensate a chi veramente porta avanti lo spettacolo!

Bibliografia:

  1. Buzan, 1 (1988). Make the Most of Your Mind. London: Pan Books.
    2. Eriksson, P S., et. al. (1998) Neurogenesis in the Adult Hippocarnpus. Nature Medicine, 4, pp. 1313‑17.
    3. Restak, R. S. (1979). The Brain: The Last Frontier. New York: Doubleday.
    4. Robenson, 1. (1998). Mind ScuIpture. Great Bntain: Bantam Books.
    5. Snell, R. S. (1992). Ginical Neuroanatorny For Medical Students. 3rd edition. Boston: Little, Brown & Company

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